Il primo provvedimento è arrivato, nero su bianco, e segna uno spartiacque che questa volta difficilmente potrà essere ridimensionato con dichiarazioni rassicuranti o proclami politici: sono già 14 i docenti individuati come soprannumerari nel solo polo liceale. Un dato parziale, ma sufficiente a fotografare l’impatto immediato attuato sul territorio a seguito della delibera di dimensionamento scolastico formulata dalla Regione Campania, avallando la miope proposta della Giunta comunale di Ariano Irpino.
E non è finita qui. Nel conteggio, infatti, non rientrano ancora i docenti del polo tecnico, né il personale ATA, né tantomeno tutti quei lavoratori precari, docenti ed Ata, che, nell’anno scolastico 2025-2026, avevano ottenuto incarichi a tempo determinato e che oggi scoprono che quelle cattedre per l’anno scolastico 2026-27 semplicemente non esisteranno più. Posti cancellati. Contratti che non saranno rinnovati. Famiglie che si ritrovano improvvisamente con mutate e peggiorate prospettive lavorative.
Altro che “spostare un banco e una sedia”, come era stato più volte sostenuto dal sindaco e dal vicesindaco nel tentativo di minimizzare la portata del provvedimento. La realtà che emerge è ben diversa: un vero e proprio stravolgimento dell’assetto scolastico cittadino, con effetti diretti sulla continuità didattica e sull’occupazione.
La rappresentanza del Ruggero II lo aveva detto, più volte. Aveva provato ad aprire un confronto, a evidenziare criticità, a mettere in guardia rispetto a una proposta ritenuta inopportuna e rischiosa. Ma ogni tentativo si è infranto contro un muro. Non solo chiusura, ma anche atteggiamenti che in più occasioni sono stati percepiti come sarcastici, tesi a sminuire e ridicolizzare le osservazioni sollevate. In altri momenti, invece, i toni si sono alzati, senza mai arrivare a un reale ascolto.
Eppure, ciò che veniva segnalato non era frutto di allarmismo, ma una lettura concreta degli effetti che oggi iniziano a manifestarsi.
Il dato dei 14 soprannumerari è solo l’inizio. Già a settembre 2026 ad Ariano ci saranno circa 50 posti di lavoro in meno nel comparto scuola. Nei prossimi anni, poi, si prospetta un ulteriore taglio degli organici. La scelta di costruire poli omogenei, anziché mantenere un’organizzazione più flessibile, comporterà una riduzione del numero complessivo di classi. Le nuove prime, già previste, arriveranno fino a 27 o addirittura 30 alunni, segnando un cambio netto rispetto al passato recente, quando si lavorava con gruppi da 17-20 studenti. Meno classi significa inevitabilmente meno docenti.
Il risultato è un sistema che perde equilibrio, qualità e posti di lavoro.
Colpisce, in questo scenario, anche il cortocircuito politico: un’amministrazione che si presenta nei simboli e nelle dichiarazioni come espressione di una cultura di sinistra finisce per incidere in modo pesante proprio sul lavoro, colpendo decine e decine di operatori della scuola.
Ora, mentre si attende di capire come si concretizzeranno anche i problemi logistici già evidenziati — e che emergeranno a breve con ulteriori disagi — resta il dato politico. Siamo in piena campagna elettorale e c’è da aspettarsi nuovi proclami, nuove rassicurazioni, forse nuovi tentativi di minimizzare.
Ma i numeri, almeno quelli, sono difficili da ignorare.
Di fronte a questo scenario, qualcuno dovrebbe fermarsi a riflettere. E forse anche fare un passo indietro, assumendosi la responsabilità di scelte che erano state contestate in tempo utile, quando si poteva ancora evitare di “andare a sbattere contro un muro”.
Oggi quel muro è diventato realtà. E a pagarne il prezzo, ancora una volta, sono i lavoratori e la scuola di Ariano Irpino.
RSU e docenti del Ruggero II
