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Aleandro Longhi :”Enrico Franza non si rassegna ad uscire di scena”

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Riceviamo e pubblichiamo

Il 23 aprile 2026, alle 18, per la prima volta, l’appena costituita sezione dell’ANPI Ariano Irpino-Valle Ufita, ha deposto una corona di alloro alla lapide dedicata ai partigiani arianesi caduti per difendere la libertà. La presidente della Sezione, Floriana Mastandrea, ha invitato a partecipare alla cerimonia i cittadini arianesi, il Presidente provinciale dell’ANPI Giovanni Capobianco, lo storico e scrittore Antonio Alterio, il cantautore Fabrizio Procopio e il sindaco di Ariano, Enrico Franza. Il sindaco non ha risposto all’invito e non ha nemmeno partecipato all’iniziativa.

I Comuni sono tornati ad essere amministrati da un Sindaco, una Giunta e un Consiglio, soltanto dopo la caduta del fascismo: prima c’era un Podestà nominato dal governo fascista. Franza ha potuto essere eletto sindaco di Ariano, grazie ai sacrifici dei partigiani caduti per liberare l’Italia dall’oppressione nazifascista: è dovere di un sindaco, onorare la memoria dei Martiri, tanto più se si considera di sinistra. Franza avrebbe dovuto partecipare, poiché non è il Podestà. Forse voleva evitare un dispiacere alla memoria del suo avo, il fascista Enea Franza, rinchiuso assieme al fratello, in un campo di concentramento, dalle truppe alleate giunte ad Ariano. Franza, se non aveva possibilità, poteva delegare la vice-sindaca o un assessore, ma neanche questo ha fatto. Quando stava per iniziare la cerimonia, si è vista la vicensindaca Grazia Vallone uscire dal bar attiguo e cercare di mimetizzarsi (invano) tra le colonne del porticato, da cui è sgattaiolata via. Più tardi, a cerimonia in corso, hanno fatto capolino gli assessori Andrea Melito e Toni La Braca, allontanandosi velocemente. Non è la prima volta in realtà, che Franza diserta la partecipazione ad eventi organizzati dall’ANPI: è accaduto al congresso costitutivo della Sezione, il 31 gennaio 2026 e in seguito, il 12 marzo 2026, al convegno sul Referendum costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati. Sembra proprio che Franza abbia difficoltà a partecipare alle manifestazioni antifasciste indette dall’ANPI. Nonostante la non partecipazione e la sua mancata presa di posizione sul Referendum, gli arianesi hanno comunque votato in massa per il NO. Non è chiaro quale sia il partito di Franza, né il suo orientamento politico: è stato iscritto a Forza Italia, poi è diventato socialista, ma alla sua prima elezione da sindaco, ha stretto una spuria alleanza con la Lega, dunque con la destra. Per una poltrona si arriva anche a questo, anche se la sua prima giunta è durata soltanto dieci mesi! Per la sua seconda elezione, si è avvalso di una coalizione di centro-sinistra, anche se una parte del PD, nonché il partito di Sinistra Italiana lo ha contestato, candidandogli in contrapposizione, l’avvocato Giovanni La Vita, che ora, con la stessa “coerenza” del sindaco uscente, si è candidato in una lista organizzata dallo stesso Franza. Rieletto nel 2020, Franza ha formato una giunta di centro-sinistra, ma dopo due anni, ha eliminato quattro assessori su cinque, ovvero quelli che gli facevano ombra. Circa un anno fa, il partito a cui era iscritto, il PSI, gli ha tolto la fiducia, ma lui ha proseguito imperterrito. Ha poi urlato ai quattro venti che si sarebbe dimesso per candidarsi al Consiglio regionale, cambiando idea, non si sa bene per quale motivo: se perché non ha trovato un partito disponibile a candidarlo, o perché con le sue dimissioni, avrebbe perso circa 50mila euro, considerando che l’indennità del sindaco è di circa 4.040 euro al mese e non aveva la certezza di essere eletto in Regione, poiché nel collegio di Avellino, gli eletti fra tutti i partiti, potevano essere soltanto cinque. Dopo le mancate dimissioni, ha sperato che potesse essere approvata una legge che concedesse ai sindaci di città con popolazione oltre i quindicimila abitanti, un terzo mandato. Così non è stato, si è dovuto inventare la sua “rielezione” attraverso la candidatura a sindaco, in sua vece, di una persona di fiducia, sorretta da liste da lui ispirate assieme ad alcuni sodali. Probabilmente, se il suo candidato a sindaco vincesse, Franza potrebbe rivendicare l’incarico in giunta, incurante del fatto che col suo comportamento ha creato una frattura all’interno del centro sinistra.

Abbiamo comunque umana comprensione per Enrico Franza: sono sei anni che vive di sola politica e se non avesse altri incarichi, sarebbe costretto a cercarsi un lavoro retribuito. Il 25 Aprile Franza ha finalmente palesato la sua appartenenza politica, rassegnando le dimissioni dal PSI, nota bene, non alla sezione del PSI di Ariano, dove era iscritto, ma al Consiglio nazionale del PSI, con un comunicato pieno di sproloqui, in cui colpisce la sua dichiarazione: “ci si allontana da un’organizzazione, non dall’idea di una comunità che non lascia indietro nessuno”. Le dimissioni, gli ricordiamo, erano un atto dovuto visto che ha presentato delle liste elettorali in contrapposizione a quella del suo partito: se non le avesse presentate, sarebbe stato espulso. Viene spontaneo domandarsi se Franza, le stesse dichiarazioni le abbia fatte quando ha lasciato Forza Italia. Aspettiamo curiosi che comunichi quale sarà il suo prossimo partito, considerando la “coerenza” con cui si sposta da un partito all’altro!

Sen. Aleandro Longhi

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