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Il sapere come conquista, la lezione di Fedele Gizzi, che ci lasciava 25 anni fa

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Il 24 giugno del 2001 scompariva Fedele Gizzi, personalità che in Ariano ha lasciato il segno. Nato il 5 ottobre del 1917, si era laureato a ventidue anni (novembre 1939), in Lettere e Filosofia, presso l’Università di Napoli Federico II. La sua è stata un’opera lunga e singolare sulla scena sociale, politica e culturale di Ariano e dell’Irpinia, protagonista per oltre mezzo secolo di eventi, ricostruiti da un abile lavoro delcompianto sociologo e storico Nicola Savino, con: La città in bilico. Nel libro-omaggio a Gizzi, Savino torna sui “luoghi della memoria”, si muove “nella trama dei ricordi con vibrante emozione e a tratti commozione, poiché certi momenti della storia ci toccano così intimamente che nessuno e tantomeno lo storico, può guardarli con distacco, e che anzi essi in certe circostanze concorrono a dirigere i nostri pensieri e le nostre azioni”. Fedele Gizzi fu professoredi Lettere e Filosofia presso licei e istituti superiori, sforzandosi di trasmettere ai giovani il culto del bello e dei valori, la storia dell’umanità. Fu, maestro e preside,sensibile e austero, ma insieme ironico. Memorabili le sue lezioni sullo Stilnuovo, sul Rinascimenrto, sul Romanticismo, sul Verismo e sull’Ermetismo. Appassionate le declamazioni delle opere di Omero, Dante, Ariosto, Foscolo, Carducci, Pirandello, impartite da vero attore. E in realtà fu anche attore, giovanissimo, nella Compagnia Filodrammatica, di cui in seguito divenne direttore,cavalcando le scene, fino a quando la guerra non glielo impedì. Nel teatro si calò con impegno e passione: approfondì i drammaturghi greci e romani, predilesse Petronio, amò Shakespeare, Goldoni, Molière, Pirandello ed Eduardo, fino al teatro dell’assurdo di Ionesco, passando per la satira spietata di Brecht, l’esistenzialismo di Sartre, la religiosità laica di Testori, per giungere ai monologhi di Dario Fo e alla voce dell’anima di Carmelo Bene. Nella prima elezione amministrativa democratica post bellica a suffragio universale, il prof. Gizzi, nel Partito Comunista dal 1946 al 1952, fu tra i protagonisti più tenaci e appassionati della mobilitazione popolare per la conquista della Repubblica insieme ad altri 5: l’avv. Ireneo Vinciguerra (già partigiano e costituente), l’avv. Carlo Flammia, l’avv. Michele D’Alessandro, l’avv. Luigi Albani, il prof. Gabriele Ninfadoro. Tutti e 6 appartenevano alla lista di sinistra, Concentrazione Repubblicana, sconfitta dalla Unione Democratici, che si aggiudicò 24 consiglieri su 30. Alle votazioni successive, i partiti si riappropriarono dei ruoli, le alleanze si ricompattarono. Il Movimento Sociale, alleato con la lista civica dell’Orologio, conseguì una maggioranza di 20 consiglieri su 30. La Tromba, lista composta dal Partito Comunista e da quello Socialista, capolista Gizzi, ottenne 4 seggi comunisti e 1 socialista. Negli anni seguenti si cominciarono a delineare nuovi scenari politici: Sullo, leader della Democrazia Cristiana, di ispirazione dorsiana, intravide la necessità per l’Irpinia di una nuova classe dirigente adeguata ai tempi, che individuò in due giovani, Ciriaco De Mita e Gerardo Bianco. Fu un momento favorevole anche per Ariano, dove, dopo dieci anni di predominio, la destra perse la maggioranza, passando all’opposizione. Nel successo elettorale della DC, un ruolo prioritario assunse la capacità di elaborare una lista trasversale, sia per classi sociali, sia per fasce generazionali. Un contributo di spessore fu apportato da Fedele Gizzi (passato dal 1954 nella Democrazia Cristiana),terzo eletto, dopo Maresca ed Esposito. Per la prima volta dall’avvento della Repubblica, Ariano aveva un governo di centro-sinistra, seppur con configurazione inusuale. Alla successiva elezione, la DC si riconfermò partito di maggioranza relativa. Nella prima consiliatura post terremoto, in un periodo storico nazionale critico, con il miracolo economico in recessione e l’aumento delle tensioni sociali, nel pieno della maturità della vita, Gizzi venne eletto sindaco nel 1965, per la prima volta, carica che esercitò fino al 1970. Nel 1973 fu presidente della Provincia di Avellino. Dal 1974 al 1975, secondo mandato come sindaco. Come primo cittadino, si adoperò alla rinascita della città, particolarmente attento alle esigenze delle fasce più deboli, per le quali fu promotore di iniziative e opere sociali. Mise a disposizione della comunità nuovi impianti sportivi e ideòl’Olimpiade arianese, una “palestra” nella quale anch’io ebbimodo di cimentarmi. Diede impulso all’edilizia scolastica e modernizzò la macchina burocratica, potenziò la rete idrica e fognaria, le linee elettriche e quelle telefoniche, consentendo alle contrade di uscire dall’isolamento, diede corpo al decollo della struttura ospedaliera e avviò al compimento edifici come l’Ufficio postale, il Mercato coperto e il Palazzo di giustizia. Tra il 1979 e il 1984 fu presidente della Comunità Montana dell’Ufita. Ebbi modo di conoscere Fedele Gizzi nel 1990, allorquando fui autrice e conduttrice di un programma radiofonico per la Rai di Napoli, proprio su Ariano. Ne raccontai vicende storiche e aneddoti, passando per i personaggi più significativi: fu un abile narratore, che impreziosì il programma con la sua ampia testimonianza: di quelle che non si dimenticano. Ho recentemente fatto parte della Commissione toponomastica del Comune di Ariano Irpino, nella quale, su sollecitazione dei figli Fulvio ed Enzo, abbiamo approvato l’intitolazione di una strada al professore e politico irpino, col placet anche della scorsa amministrazione: purtroppo la prefettura di Avellino non ha dato il suo benestare e saremmo curiosi di conoscerne il motivo.

Floriana Mastandrea

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